Avvocati che si occupano di successioni ed eredità


Una successione apre questioni che raramente si affrontano da soli: decidere se accettare o rinunciare, capire come si dividono i beni quando manca un testamento, uscire da una comunione ereditaria, verificare se le quote riservate ai familiari sono state rispettate. A questi passaggi si aggiungono adempimenti con scadenze precise, come la dichiarazione di successione.

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Avvocati e studi legali


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Studio Legale PTBM

Ordine di appartenenza: Milano e Pavia

âš² Abbiategrasso

3793939139

Alessandro Mezzi

Ordine di appartenenza: Roma

âš² Roma

3929858759

Alessia Zitelli

Ordine di appartenenza: Siracusa

âš² Augusta

3513229854

Francesco Caretti

Ordine di appartenenza: Firenze

âš² Firenze

3285346821

Avvocato Claudia Pentassuglia Roma

Claudia Pentassuglia

Avvocato Successioni Ereditarie Roma

Ordine di appartenenza: Roma

Sede dello studio: Via Gabriella Degli Esposti 69, Roma

âš² Roma

3395353245

Tania Maria Aiello

Avvocato successioni ereditarie Milano

Ordine di appartenenza: Milano

Sede dello studio: Via Capecelatro 51, Milano

âš² Milano e provincia di Pavia

3357836059

Giulia Targa

Avvocato successioni ereditarie Vicenza

Ordine di appartenenza: Vicenza

Sede dello studio: Contrà delle Barche 33, Vicenza

âš² Vicenza

0444323017

Domande frequenti su successioni ed eredità


Le situazioni che ricorrono più spesso quando si apre una successione. Sono informazioni di carattere generale: la valutazione del singolo caso spetta all’avvocato.

Entro quanto tempo bisogna accettare o rinunciare a un’eredità?

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione. Chi però si trova già nel possesso dei beni ereditari ha termini molto più brevi: deve compiere l’inventario entro tre mesi e decidere nei quaranta giorni successivi, altrimenti è considerato erede puro e semplice.

È una distinzione che sfugge di frequente, perché il possesso dei beni può configurarsi anche senza un atto formale. Vale la pena verificarla subito.

Devo rispondere dei debiti del defunto?

Chi accetta l’eredità in modo puro e semplice risponde dei debiti anche oltre il valore dei beni ricevuti. Per evitarlo esiste l’accettazione con beneficio di inventario, che tiene separato il patrimonio del defunto da quello dell’erede: in quel caso si risponde nei limiti di quanto ereditato.

La scelta va fatta con attenzione e rispettando le forme e i termini previsti, perché alcuni comportamenti possono valere come accettazione tacita e precludere questa possibilità.

Cosa succede se non c’è testamento?

Si apre la successione legittima: è la legge a individuare gli eredi e le rispettive quote, seguendo l’ordine dei familiari più stretti. Le quote cambiano a seconda di chi sopravvive, per esempio se ci sono coniuge e figli, solo figli, oppure genitori e fratelli in assenza di discendenti.

Anche in presenza di testamento, la legge riserva comunque una parte del patrimonio ad alcuni familiari. Il testamento non può disporre liberamente di tutto.

Che cos’è la quota di legittima e cosa si può fare se non è stata rispettata?

La legittima è la parte di patrimonio che la legge riserva a determinati familiari, che non può essere ridotta né con il testamento né con donazioni fatte in vita. Se un erede riservatario riceve meno di quanto gli spetta, può agire in giudizio per far ricostituire la propria quota.

Il calcolo non riguarda solo i beni presenti alla morte: si tiene conto anche delle donazioni effettuate durante la vita. È uno degli aspetti tecnicamente più delicati e con termini da rispettare.

Come si esce da una comunione ereditaria se gli eredi non sono d’accordo?

Finché non si procede alla divisione, i beni restano in comproprietà fra tutti gli eredi e ogni decisione richiede il consenso comune. Nessuno però è obbligato a rimanere in comunione: quando l’accordo non si trova, si può chiedere al giudice la divisione.

Se i beni non sono comodamente divisibili, come accade spesso con un immobile, si valutano soluzioni alternative: assegnazione a un erede con conguaglio in denaro, oppure vendita e ripartizione del ricavato.

La dichiarazione di successione è la stessa cosa dell’eredità?

No, ed è una confusione molto comune. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale da presentare all’Agenzia delle Entrate, di norma entro dodici mesi dall’apertura della successione. Serve a comunicare il patrimonio del defunto e a liquidare le imposte dovute.

Presentarla non equivale ad accettare l’eredità, e non risolve le questioni civilistiche: chi sono gli eredi, come si dividono i beni, se le quote sono corrette. Sono due piani distinti che vanno gestiti entrambi.

Quanto costa farsi assistere in una successione?

Dipende dal tipo di attività. Una consulenza o l’assistenza a una divisione consensuale hanno costi molto diversi da una causa di divisione giudiziale o da un’azione per la reintegrazione della quota riservata, dove incidono anche il contributo unificato e le eventuali spese di perizia.

L’avvocato è tenuto a comunicare per iscritto, prima di assumere l’incarico, il prevedibile costo complessivo della prestazione.

Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Top-Avvocati non fornisce pareri né valuta i singoli casi: per la propria situazione è necessario rivolgersi direttamente a un avvocato.

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