Avvocati che si occupano di diritto commerciale
Cessione e affitto d’azienda, rapporti con agenti, distributori e affiliati, concorrenza sleale e storno di collaboratori, segni distintivi, controversie tra imprese, situazioni di squilibrio finanziario e strumenti per affrontarle. Sono le questioni che riguardano l’impresa nei rapporti con l’esterno e nei passaggi straordinari della sua vita.
Su un punto in particolare il tempo pesa più di ogni altra cosa. Quando un’impresa entra in difficoltà , chi si attiva presto ha a disposizione strumenti di riequilibrio che conservano la continuità aziendale; chi arriva tardi trova solo le soluzioni liquidatorie. Non è una questione di sensibilità commerciale: su chi amministra grava un dovere di rilevare per tempo i segnali di squilibrio e di attivarsi.
È un’attività prevalentemente documentale, che si gestisce in buona parte a distanza: l’analisi dei contratti e dei bilanci, la valutazione di un’operazione o di una posizione di crisi non richiedono presenza quotidiana. In questa pagina trovi gli avvocati e gli studi legali pubblicati su Top-Avvocati che trattano questa materia: ogni professionista è iscritto all’Albo, pubblica i propri recapiti e riceve direttamente le richieste. Top-Avvocati non seleziona i professionisti, non entra nel merito delle richieste di assistenza e non interviene nel rapporto tra professionista e cliente.
Per soci, statuti e responsabilità degli amministratori, vedi diritto societario. Per la redazione e la revisione dei contratti, vedi contratti e obbligazioni. Per i crediti non incassati, vedi recupero crediti.
Avvocati e studi legali
I professionisti che presidiano questa materia, con i rispettivi recapiti diretti.
Domande frequenti sul diritto commerciale
Le questioni che ricorrono più spesso nella vita di un’impresa. Sono informazioni di carattere generale: molto dipende dai contratti in essere e dalla situazione concreta, e la valutazione spetta al professionista.
Che cosa rientra nel diritto commerciale?
Tutto ciò che riguarda l’impresa nei rapporti con l’esterno: la circolazione dell’azienda, i rapporti con la rete di vendita, la concorrenza e i segni distintivi, le controversie con partner commerciali, le situazioni di squilibrio finanziario e gli strumenti per gestirle.
Restano fuori, perché hanno sezioni dedicate, i rapporti interni alla società come soci, statuto e responsabilità degli amministratori, la redazione dei singoli contratti e il recupero dei crediti insoluti. Nella pratica queste materie si intrecciano, e lo stesso studio se ne occupa spesso insieme.
L’impresa è in difficoltà : quali strumenti esistono prima del tribunale?
L’ordinamento prevede un percorso riservato e volontario, affiancato da un esperto indipendente, pensato per imprese ancora risanabili: serve a trattare con banche, fornitori e creditori con una cornice di protezione, senza aprire una procedura concorsuale e senza perdere il controllo della gestione.
È accessibile anche alle imprese piccole, ma funziona solo se attivata quando c’è ancora qualcosa da risanare. Chi aspetta che la situazione diventi irreversibile trova disponibili soltanto gli strumenti liquidatori, e chi amministra si espone a contestazioni per non essersi attivato per tempo.
Il primo passo non è giuridico ma contabile: capire se lo squilibrio è temporaneo o strutturale. Da lì discende quale strumento ha senso.
Esiste una via d’uscita per il piccolo imprenditore sovraindebitato?
Sì. Per chi non è assoggettabile alle procedure maggiori, come piccoli imprenditori, professionisti, imprenditori agricoli e privati, esistono strumenti specifici che consentono di proporre ai creditori un piano sostenibile oppure di liquidare il patrimonio in modo ordinato.
Il punto che molti ignorano è l’esito: al termine del percorso è prevista la liberazione dai debiti residui, a determinate condizioni. Non si tratta quindi solo di diluire le scadenze, ma di chiudere una posizione che diversamente resterebbe aperta per anni.
Un concorrente copia i miei prodotti o mi porta via i collaboratori: si può fare qualcosa?
La legge vieta le condotte idonee a creare confusione con i prodotti o i segni di un concorrente, la denigrazione, l’appropriazione di pregi altrui e più in generale i comportamenti non conformi alla correttezza professionale. Gli strumenti vanno dall’ordine di cessare la condotta alla rimozione degli effetti, fino al risarcimento.
Il passaggio dei dipendenti verso un concorrente non è di per sé illecito: lo diventa quando avviene con modalità e con un’intensità tali da puntare a disorganizzare l’impresa, per esempio acquisendone insieme il know-how o la clientela.
Qui la tempestività è decisiva. Esistono procedure d’urgenza che possono bloccare la condotta mentre la causa è in corso, ma presuppongono di muoversi subito e con prove già raccolte.
Cedere o affittare l’azienda: che cosa comporta davvero?
Molto più del passaggio dei beni. I contratti in corso proseguono di regola con l’acquirente, i rapporti di lavoro continuano con il nuovo titolare e con una responsabilità che resta condivisa, e per i debiti anteriori la responsabilità dell’acquirente dipende da quanto risulta dalle scritture contabili obbligatorie.
Chi cede è inoltre tenuto per legge, per un periodo determinato, ad astenersi da attività che possano sviare la clientela. È una previsione che opera anche senza essere scritta nel contratto, e che va calibrata quando il venditore intende restare attivo nello stesso settore.
Una verifica preventiva su contenziosi, posizioni fiscali e contributive e garanzie prestate è il modo per sapere che cosa si sta acquistando, e per distribuire contrattualmente il rischio di ciò che dovesse emergere dopo.
Il rapporto con l’agente o il distributore si interrompe: che cosa spetta?
Per il contratto di agenzia la legge prevede termini di preavviso crescenti con la durata del rapporto e, alla cessazione, un’indennità a favore dell’agente quando ricorrono determinate condizioni. Gli accordi economici collettivi di settore incidono sul calcolo, e spesso è lì che si gioca la differenza.
La concessione di vendita e la distribuzione seguono regole diverse, perché non hanno una disciplina legale specifica: contano il contratto e i principi generali, in particolare la congruità del preavviso rispetto agli investimenti fatti dal distributore.
Vale per entrambe le parti: chi interrompe un rapporto ha interesse a farlo nelle forme corrette quanto chi lo subisce ha interesse a verificare se gli spetta qualcosa.
Controversia con un partner commerciale: si deve per forza andare in causa?
No, e in diversi casi non si può nemmeno iniziare senza un passaggio preliminare. Per varie tipologie di contratti d’impresa, tra cui affiliazione commerciale, subfornitura, somministrazione, affitto d’azienda, consorzio e contratti di rete, il tentativo di mediazione è condizione di procedibilità .
Molti contratti contengono inoltre una clausola arbitrale, che sposta la controversia fuori dal tribunale ordinario con tempi di regola più rapidi e costi diversi. È bene verificarlo prima di impostare qualunque azione, perché la clausola vincola.
Va infine considerato un fattore non giuridico: con un partner con cui si continuerà a lavorare, una soluzione negoziata vale spesso più di una sentenza ottenuta tre anni dopo.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Regole, strumenti e termini variano secondo il tipo di rapporto e sono soggetti a modifiche normative: Top-Avvocati non fornisce pareri né valuta i singoli casi, e per la propria situazione è necessario rivolgersi direttamente a un avvocato.

