Avvocati che si occupano di diritto societario
Costituzione di società e redazione dello statuto, patti tra soci, conflitti e stalli decisionali, recesso ed esclusione, cessione di quote e partecipazioni, responsabilità di amministratori e organi di controllo, operazioni straordinarie, liquidazione. Sono le questioni che accompagnano un’impresa dalla nascita in avanti.
Buona parte dei conflitti societari non nasce il giorno in cui esplode: nasce anni prima, in uno statuto standard adottato senza pensarci, che non prevede come si esce, come si decide quando i soci sono in parità e che cosa succede se uno non partecipa più. Quando il problema si manifesta, modificare quelle regole richiede proprio il consenso di chi le sta usando a proprio vantaggio.
È un’attività prevalentemente documentale, che si gestisce in buona parte a distanza: l’analisi dello statuto, la redazione dei patti e la valutazione di un’operazione non richiedono presenza quotidiana. In questa pagina trovi gli avvocati e gli studi legali pubblicati su Top-Avvocati che trattano questa materia: ogni professionista è iscritto all’Albo, pubblica i propri recapiti e riceve direttamente le richieste. Top-Avvocati non seleziona i professionisti, non entra nel merito delle richieste di assistenza e non interviene nel rapporto tra professionista e cliente.
Per contratti commerciali e condizioni generali, vedi contratti e obbligazioni. Per crediti non incassati, vedi recupero crediti. Per accertamenti e contenzioso fiscale, vedi diritto tributario.
Avvocati e studi legali
I professionisti che presidiano questa materia, con i rispettivi recapiti diretti.
Domande frequenti sul diritto societario
Le questioni che ricorrono più spesso tra soci, amministratori e imprese. Sono informazioni di carattere generale: molto dipende dal tipo di società e dalle previsioni dello statuto, e la valutazione spetta al professionista.
Serve un avvocato, se ho già il commercialista e il notaio?
I tre ruoli non si sovrappongono. Il notaio riceve l’atto e ne garantisce la regolarità formale; il commercialista segue contabilità , bilanci e adempimenti fiscali; l’avvocato lavora sul contenuto delle regole: che cosa prevede lo statuto, come sono ripartiti i poteri, che cosa accade nelle situazioni che prima o poi si presentano.
Nella pratica collaborano, e sulle operazioni rilevanti è normale che lavorino insieme. La differenza si vede soprattutto nel momento in cui qualcosa va storto: la qualità delle clausole scritte anni prima determina quali strumenti si hanno a disposizione.
Quale forma societaria conviene scegliere?
La scelta si fa su quattro elementi: come viene limitata la responsabilità dei soci per i debiti sociali, quanto capitale serve, quali costi e adempimenti comporta la gestione, e quanto si vuole che la governance sia flessibile o strutturata.
Le società di capitali separano il patrimonio dei soci da quello sociale, le società di persone no o solo in parte. All’interno delle società di capitali esistono poi varianti pensate per ridurre i costi di avvio, che però comportano vincoli su statuto e composizione della compagine.
Un aspetto spesso sottovalutato: la forma incide anche su quanto sarà semplice far entrare un nuovo socio o uscire. Chi prevede una crescita o un ingresso di capitali dovrebbe tenerne conto fin dall’inizio.
A che cosa serve un patto tra soci?
Serve a regolare ciò che lo statuto non dice o non può dire: come si vota su determinate materie, che cosa succede se un socio vuole vendere, come si gestisce lo stallo quando le quote sono in parità , quali impegni assume ciascuno in termini di lavoro o di apporto.
Ha però un limite da conoscere: vincola chi lo firma, non la società . La violazione di un patto dà diritto al risarcimento ma non rende automaticamente invalida la decisione presa in assemblea. Per alcune previsioni è quindi preferibile inserirle direttamente nello statuto, e la legge pone inoltre limiti di durata per determinati tipi di società .
I soci non vanno più d’accordo: quali strade esistono?
Dipende da che cosa prevede lo statuto, ed è il motivo per cui conviene leggerlo prima di qualunque altra mossa. Gli strumenti possibili sono il recesso nei casi consentiti dalla legge o dallo statuto, la cessione della quota con le eventuali clausole di prelazione o gradimento, l’esclusione quando è prevista e ricorre una giusta causa, fino allo scioglimento.
Il caso più difficile è lo stallo tra soci in parità , perché nessuno può deliberare e la società rischia di paralizzarsi. Se lo statuto non prevede un meccanismo di uscita, le vie residue sono lente e costose: è la ragione per cui questa clausola andrebbe scritta quando i rapporti sono buoni.
Va considerata anche la valutazione della quota, che è spesso il vero terreno di scontro: i criteri possono essere fissati in anticipo, evitando una perizia contestata da entrambe le parti.
Quando un amministratore risponde con il proprio patrimonio?
La limitazione di responsabilità riguarda i soci, non protegge l’amministratore dalle conseguenze del proprio operato. Chi amministra risponde verso la società per la violazione dei doveri imposti dalla legge e dallo statuto, e in determinate condizioni anche verso i creditori sociali e verso i singoli soci o terzi direttamente danneggiati.
Due situazioni ricorrenti: la prosecuzione dell’attività quando sarebbe stato doveroso attivarsi per la perdita del capitale, e le operazioni compiute in conflitto di interessi. Rileva inoltre chi amministra di fatto, anche senza una nomina formale.
Chi riceve una contestazione, o sta valutando di lasciare l’incarico, dovrebbe farsi assistere prima di agire: le dimissioni non cancellano la responsabilità per il periodo in cui si è amministrato.
Che cosa sono gli assetti organizzativi adeguati e chi deve averli?
Chi gestisce un’impresa in forma societaria o collettiva è tenuto a dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’attività , anche allo scopo di rilevare tempestivamente i segnali di crisi e la perdita della continuità aziendale.
Non è un obbligo riservato alle grandi imprese: riguarda anche le società piccole, in misura proporzionata. In concreto significa avere strumenti che permettano di accorgersi per tempo di uno squilibrio, e averne traccia. L’assenza di assetti adeguati è uno degli elementi su cui si fonda l’azione di responsabilità quando le cose vanno male.
Comprare o vendere quote: che cosa va verificato prima?
Prima ancora del prezzo, va letto lo statuto: clausole di prelazione, gradimento o limiti al trasferimento possono condizionare o impedire l’operazione, e ignorarle espone a contestazioni da parte degli altri soci.
Chi acquista subentra in una situazione che non ha costruito: contenziosi in corso, debiti fiscali e contributivi, garanzie prestate, contratti con clausole che si attivano al cambio di controllo, rapporti di lavoro. Una verifica preventiva serve a conoscerli, e le garanzie contrattuali a distribuire il rischio di ciò che dovesse emergere dopo.
Anche chi vende ha interesse a definirle con precisione: garanzie formulate in modo generico possono tenerlo esposto per anni dopo la cessione.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Regole e conseguenze variano secondo il tipo di società e le previsioni statutarie: Top-Avvocati non fornisce pareri né valuta i singoli casi, e per la propria situazione è necessario rivolgersi direttamente a un avvocato.


