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Come scegliere un avvocato: cinque criteri che contano
Prima o poi capita quasi a tutti di aver bisogno di un avvocato, per una consulenza su una questione specifica o per farsi assistere in giudizio. Se è la prima volta, il problema non è solo giuridico: è capire a chi rivolgersi, in mezzo a una quantità di professionisti tra cui, dall’esterno, sembrano tutti equivalenti.
Spesso ci si affida al consiglio di un conoscente, altre volte alla notorietà di un nome. Sono indicazioni utili, ma raramente sufficienti: nessuna delle due dice se quel professionista si occupa abitualmente del problema che abbiamo. Vediamo cinque criteri più concreti.
Perché la scelta è più difficile di quanto sembri
Entrano in gioco variabili diverse tra loro: il tipo di controversia, il costo, i tempi, e un elemento che sfugge alle valutazioni tecniche ma pesa moltissimo, cioè il rapporto di fiducia che si instaura con chi ci assiste.
A rendere la scelta più incerta contribuisce il fatto che il risultato non è verificabile in anticipo. Non si può provare il servizio prima di acquistarlo, e neppure confrontare due esiti alternativi. Restano quindi solo indizi, ed è su quelli che conviene lavorare con metodo.
1. Verifica i settori di attività
Il diritto è talmente vasto che nessun professionista può coprirlo per intero. La formazione avviene sul campo e nello studio in cui si è cresciuti professionalmente, e ciascuno finisce per concentrare l’attività su alcune aree.
Il criterio più utile è quindi la corrispondenza tra il proprio problema e ciò di cui quello studio si occupa abitualmente. Per una separazione ci si rivolge a chi tratta diritto di famiglia; per la costituzione di una società o la revisione di un accordo commerciale, a chi tratta contratti e obbligazioni; per una fattura insoluta, a chi si occupa di recupero crediti.
Vale la pena chiederlo apertamente al primo contatto. È una domanda del tutto normale, e un professionista serio risponde con altrettanta chiarezza, anche indirizzando altrove quando il caso non rientra nella propria attività.
“Specialista” è un titolo, “esperto” no
È una distinzione poco conosciuta ma utile per leggere i profili. Il titolo di specialista si consegue attraverso una procedura formale e può essere speso solo da chi lo ha ottenuto. “Esperto” invece non è un titolo riconosciuto, e la deontologia forense limita le affermazioni sul proprio livello di competenza.
Per questo la maggior parte degli avvocati indica i propri settori di attività anziché definirsi esperta di qualcosa. È la formulazione corretta e non dice nulla di negativo sulla preparazione: al contrario, segnala attenzione alle regole della professione.
Quando serve un avvocato cassazionista
Per i ricorsi davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori non basta l’iscrizione all’albo ordinario: occorre l’iscrizione all’albo speciale. Se la controversia potrebbe arrivare a quel grado, è un aspetto da chiarire prima, non a percorso avviato.
2. Guarda il sito e ciò che il professionista pubblica
Non tutti i bravi avvocati hanno un sito, e l’assenza non è di per sé un segnale negativo. Quando c’è, però, offre informazioni difficili da ottenere altrove: quali materie tratta lo studio, come è organizzato, chi ci lavora.
L’elemento più indicativo sono i contenuti pubblicati. Articoli, commenti a sentenze o approfondimenti su una materia mostrano che quella materia viene frequentata, non solo dichiarata. Molti professionisti pubblicano anche su LinkedIn: è un buon posto dove cercare se sul sito non c’è una sezione dedicata.
Le recensioni, dove presenti, vanno lette con cautela. Nel campo legale l’esito di una causa dipende da elementi che il cliente non controlla, e una valutazione negativa può riguardare un risultato sfavorevole più che la qualità dell’assistenza ricevuta.
3. Usa il passaparola, ma non fermarti lì
Il consiglio di chi ci conosce ha un vantaggio reale: descrive un’esperienza vissuta, non un’immagine costruita. Chi ci ha lavorato bene può dirci come è stato seguito, se veniva aggiornato, se si è sentito ascoltato.
Il limite è che quell’esperienza riguarda un caso diverso dal nostro, spesso in una materia diversa. Un ottimo penalista non è automaticamente la persona giusta per una divisione ereditaria.
Il modo migliore di usare una segnalazione è quindi trattarla come un punto di partenza da verificare, e non escludere altri nomi solo perché non arrivano da un conoscente.
4. Affronta apertamente il tema del compenso
È l’argomento che quasi nessuno osa sollevare per primo, e uno dei motivi per cui molte persone rimandano il contatto con un avvocato. Eppure è anche quello su cui esistono le regole più chiare.
Il preventivo scritto è un obbligo di legge
L’avvocato è tenuto a comunicare per iscritto, prima di assumere l’incarico, il prevedibile costo complessivo della prestazione, distinguendo compenso professionale, spese e oneri. Non è una concessione: è un obbligo previsto dalla legge professionale forense.
Chiederlo non è quindi un segno di diffidenza. Conviene farsi indicare separatamente le voci, compreso il contributo previdenziale e l’IVA, e chiarire che cosa accade se il procedimento prosegue in appello o si complica rispetto alle previsioni.
Il primo colloquio non è sempre gratuito
Molti danno per scontato che il primo incontro sia a titolo gratuito. Non è così per definizione: se durante il colloquio l’avvocato esamina documenti e formula una valutazione, sta già svolgendo attività professionale.
Numerosi studi offrono comunque un primo contatto interlocutorio senza costi, per capire se il caso rientra nella loro attività. Chiarirlo quando si fissa l’appuntamento evita imbarazzi a entrambe le parti.
I due errori più comuni sul prezzo
Quando si valuta solo la cifra si finisce quasi sempre in uno di questi due ragionamenti:
- più il compenso è alto, più il professionista sarà bravo;
- la questione è semplice, quindi tanto vale spendere il meno possibile.
Entrambi sono fragili, perché il compenso riflette la complessità della materia, il tempo stimato, il valore della controversia e l’organizzazione dello studio, non la bravura in sé.
Ciò che conviene confrontare non è la cifra ma il suo contenuto: quali attività sono comprese, quali restano escluse, che cosa succede se il caso si complica. Due preventivi molto diversi descrivono spesso due incarichi diversi, non due livelli di qualità.
Va infine considerato il rischio complessivo. In caso di soccombenza si può essere condannati a rifondere anche le spese della controparte, una voce che pesa più della differenza tra due preventivi.
5. Valuta come il professionista ti ascolta
I quattro criteri precedenti servono a restringere il campo. L’ultimo passaggio si gioca di persona, ed è quello che nessuna ricerca online può sostituire.
Il diritto è una materia tecnica: richiede di esaminare documenti, verificare termini, considerare alternative. Un professionista che si prende il tempo di farlo comunica anche i rischi e le possibilità di insuccesso, non soltanto gli scenari favorevoli.
I segnali che contano al primo incontro
- Le cose vengono spiegate in modo comprensibile, senza dare per scontato che si conosca il linguaggio tecnico.
- Le domande ricevono una risposta, anche quando la risposta è “va verificato”.
- Vengono illustrate le alternative alla causa, comprese quelle che comportano un incarico meno remunerativo.
- Non viene prospettato un esito certo. Nessuno può garantire il risultato di un giudizio, e una sicurezza espressa prima di aver letto i documenti è un elemento da soppesare.
Conta anche la gestione dei tempi. Può capitare che un professionista non sia disponibile nell’immediato per impegni o scadenze urgenti: è normale. Ciò che fa la differenza è che lo comunichi, e che indichi quando potrà occuparsene.
Per arrivare preparati all’incontro conviene portare tutti i documenti relativi alla vicenda, anche quelli apparentemente marginali, e una cronologia scritta dei fatti. Permette di usare il colloquio per ragionare sulle soluzioni invece che per ricostruire l’antefatto.
In sintesi
- Settori di attività: verifica che la materia rientri in ciò di cui lo studio si occupa abitualmente.
- Contenuti pubblicati: articoli e approfondimenti mostrano quali materie vengono frequentate davvero.
- Passaparola: buon punto di partenza, da verificare e non da seguire alla lettera.
- Compenso: chiedi il preventivo scritto, confronta che cosa comprende e non solo la cifra.
- Primo incontro: valuta chiarezza, ascolto e onestà sui rischi, non le promesse.
Un ultimo elemento da non trascurare: se il proprio reddito è al di sotto delle soglie previste, è possibile accedere al patrocinio a spese dello Stato ed essere assistiti senza sostenerne il costo. Informazioni e modulistica sono disponibili presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del proprio circondario.
Puoi consultare gli avvocati e gli studi legali pubblicati su Top-Avvocati, con i rispettivi settori di attività e i recapiti diretti.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Per la propria situazione è necessario rivolgersi direttamente a un avvocato.