Avvocati divorzisti: separazione e divorzio
Scegliere tra separazione consensuale e giudiziale, valutare la negoziazione assistita, definire l’assegno di mantenimento o l’assegno divorzile, capire cosa accade alla comunione dei beni, al trattamento di fine rapporto e alla reversibilità. Sono le questioni che si aprono quando un matrimonio si chiude, e in cui le decisioni prese all’inizio pesano per anni.
Trattandosi di procedure che si svolgono davanti al tribunale del luogo di residenza e che richiedono incontri di persona, la vicinanza dello studio è un criterio concreto. In questa pagina trovi gli avvocati e gli studi legali pubblicati su Top-Avvocati che trattano questa materia: ogni professionista è iscritto all’Albo, pubblica i propri recapiti e riceve direttamente le richieste. Top-Avvocati non seleziona i professionisti, non entra nel merito delle richieste di assistenza e non interviene nel rapporto tra avvocato e cliente.
Per le questioni che riguardano i figli, l’assegnazione della casa familiare e i rapporti tra conviventi, vedi la sezione diritto di famiglia.
Avvocati e studi legali
I professionisti che presidiano questa materia sul territorio. Dalla scheda si accede alla pagina dedicata alla loro città.
Domande frequenti su separazione e divorzio
Le questioni che ricorrono più spesso quando un matrimonio si chiude. Sono informazioni di carattere generale: ogni situazione è diversa e la valutazione spetta all’avvocato.
Consensuale o giudiziale: che differenza fa nella pratica?
Nella via consensuale i coniugi presentano al giudice un accordo già definito e il tribunale ne verifica la legittimità. In quella giudiziale l’accordo manca e le condizioni vengono decise dal tribunale al termine di un procedimento in contraddittorio.
La differenza incide su tempi, costi e clima del rapporto negli anni successivi. Anche partendo da posizioni distanti è spesso possibile arrivare a un accordo: molte separazioni iniziate come giudiziali si chiudono consensualmente in corso di causa.
Che cos’è l’addebito della separazione e cosa comporta?
L’addebito è la dichiarazione, contenuta nella sentenza, che la crisi coniugale è imputabile al comportamento di uno dei due coniugi in violazione dei doveri del matrimonio. Va chiesto espressamente e va provato: non basta affermarlo.
Le conseguenze sono economiche e successorie: il coniuge cui la separazione è addebitata perde il diritto al mantenimento, salvo il diritto agli alimenti in caso di stato di bisogno, e perde i diritti successori nei confronti dell’altro. Non incide invece sulle decisioni relative ai figli.
Assegno di mantenimento e assegno divorzile sono la stessa cosa?
No. L’assegno di mantenimento riguarda la fase della separazione, quando il vincolo matrimoniale è ancora in essere, ed è orientato a conservare per quanto possibile il precedente equilibrio economico.
L’assegno divorzile interviene dopo lo scioglimento del matrimonio e risponde a criteri diversi: non serve a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ma a garantire autosufficienza e a compensare il contributo dato alla vita familiare e alle scelte professionali della coppia. Sono valutazioni distinte, e da un assegno di mantenimento riconosciuto non discende automaticamente un assegno divorzile.
Quanto costa separarsi o divorziare?
Le voci sono il compenso dell’avvocato, il contributo unificato dovuto allo Stato e le spese di notifica ed eventuali perizie. La differenza principale la fa la via scelta: una procedura consensuale ha costi sensibilmente inferiori rispetto a una giudiziale, che può durare anni e comportare più fasi.
L’avvocato è tenuto a comunicare per iscritto, prima di assumere l’incarico, il prevedibile costo complessivo. Chi si trova sotto le soglie di reddito previste può accedere al patrocinio a spese dello Stato.
Quali documenti servono per avviare la pratica?
Di norma l’estratto per riassunto dell’atto di matrimonio, i certificati di residenza e di stato di famiglia, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni e la documentazione relativa al patrimonio: immobili, conti, finanziamenti, eventuali quote societarie.
Arrivare al primo colloquio con questi documenti, anche incompleti, accorcia i tempi e permette all’avvocato di dare indicazioni concrete già dal primo incontro.
Si possono modificare condizioni già stabilite?
Sì. Le condizioni di separazione e di divorzio non sono definitive: possono essere riviste quando intervengono fatti nuovi che alterano in modo apprezzabile la situazione, per esempio la perdita del lavoro, un cambiamento significativo di reddito, un trasferimento o mutate esigenze dei figli.
La modifica può avvenire in accordo tra le parti oppure, se manca l’intesa, con ricorso al tribunale. Non è invece sufficiente smettere di versare quanto stabilito: le condizioni restano vincolanti finché non vengono formalmente modificate.
Cosa succede alla comunione dei beni, al TFR e alla pensione?
La comunione legale dei beni si scioglie con la separazione personale: da quel momento ciò che ciascuno acquista resta personale, mentre i beni già in comunione vanno divisi.
Dopo il divorzio, il coniuge titolare dell’assegno divorzile che non si sia risposato può avere diritto a una quota del trattamento di fine rapporto dell’altro, calcolata sugli anni di matrimonio, e in caso di decesso può concorrere alla pensione di reversibilità. Sono aspetti spesso trascurati al momento dell’accordo e che incidono in modo rilevante nel lungo periodo.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Top-Avvocati non fornisce pareri né valuta i singoli casi: per la propria situazione è necessario rivolgersi direttamente a un avvocato.







