Aspetti importanti della tassazione Naspi

interrogativi sulla tassazione naspi

La tassazione della naspi

Al momento di percepire la naspi sono in tanti a chiedersi quale sarà la tassazione effettivamente applicata. Perché è così importante da sapere? La tassazione separata  della naspi è un dato fondamentale per capire quanto peserà davvero l’assegno di disoccupazione e quali saranno le somme effettivamente percepite.

La naspi, bisogna chiarire, è sottoposta a regime di tassazione separata. Non percepisce cioè lo stesso trattamento fiscale del reddito percepito precedentemente e in compensazione del quale viene versata l’indennità da parte dell'INPS.

Cosa si intende per regime a tassazione separata

La tassazione separata è un regime che prevede un calcolo differente dell’aliquota a cui sarà sottoposto il reddito. Il calcolo non è così immediato perché non esistono, come accade invece per i redditi da lavoro dipendenti, delle aliquote fisse scaglionate sulle diverse fasce di reddito.

Il calcolo infatti viene eseguito sulla media calcolata sui redditi percepiti negli ultimi due anni.

Nella gran parte dei casi quindi, la naspi interviene nel caso venga perso un reddito da lavoro dipendente. La tassazione prevista per la naspi, sarà quindi quella prevista attualmente dalle aliquote irpef. Ma la stessa non sarà calcolata sul reddito percepito bensì, come visto, sulla media dei redditi percepiti negli ultimi due anni.

Il sostituto di imposta, ovvero chi si occuperà di effettuare le ritenute e applicare le eventuali detrazioni a cui si ha diritto sarà l’Inps stessa.

Nessun problema quindi, se nel frattempo si era beneficiari di detrazioni.

L’unico dubbio potrebbe sorgere nel caso in cui si sia percettori di crediti di imposta. Questi ultimi infatti verrebbero accreditati in aggiunta alla naspi rideterminando il reddito, con l’unica differenza, come ormai acclarato negli ultimi anni, che i crediti vengono accreditati con un mese di ritardo rispetto al mese di luglio che è il mese per consuetudine per i rimborsi fiscali.

Il regime fiscale della Naspi

Per approfondire ulteriormente quale sia il regime di tassazione a cui è sottoposta la Naspi, ovvero l’ indennità di disoccupazione, occorre fare alcune specifiche ulteriori.

Abbiamo visto che capire quale sia la tassazione della Naspi, è importante perché permette di sapere in anticipo quale sarà l’importo netto effettivamente percepito. Ma non solo. La corretta applicazione del regime fiscale previsto, permetterà di evitare quegli spiacevoli inconvenienti a cui è possibile andare incontro in sede di conguaglio di fine anno. Quando l’Inps cioè, in qualità di sostituto d’imposta, effettuerà il ricalcolo di quanto effettivamente dovuto, conteggiando le eventuali differenze fra le ritenute applicate e il regime di tassazione a cui vanno sottoposti i redditi percepiti durante l’anno.

Si tratta, come sanno bene coloro che periodicamente si trovano a dover fare i conti con indennità come la Naspi, di una circostanza tutt'altro che remota, che può portare a sorprese molto sgradite.

La scorretta applicazione dell’aliquota dovuta, laddove la stessa sia inferiore alla tassazione sul reddito che va invece applicata, potrebbe infatti condurre ad una trattenuta a fine anno delle somme eventualmente erogate in eccesso durante l’anno, con una sensibile riduzione dell’assegno percepito a dicembre.

Quindi, soprattutto quando ci sono di mezzo detrazioni, occorre fare molta attenzione ed essere certi delle somme realmente spettanti.

Naspi e Tuir 2019

Per avere delle certezze sul punto, partiamo proprio dal testo unico delle imposte sui redditi 2019 per capire natura ed ambiti di applicazione della tassazione Naspi.

La Naspi è erogata in sostituzione del reddito di lavoro dipendente, sulla base di quanto previsto dall'art. 6, comma 2 del Tuir. Il testo di legge prevede che l’indennità di disoccupazione rappresenta una fonte di reddito avente stessa natura di quello “perduto o sostituito”. Si tratta di una specifica importante perché di fatto è questo il presupposto sulla base del quale viene calcolata l’effettiva tassazione a cui viene sottoposta la Naspi.

L’Inps quindi, al momento di erogare la Naspi, agirà da sostituto d’imposta e ai fini del calcolo dell’imposta applicata, terrà conto di quanto previsto dall'articolo 64 del DPR n.600/73. Pertanto sarà lo stesso Istituto a provvedere ad applicare le ritenute Irpef ai sensi dell’art.11 del Tuir.

Sarà sempre l’Inps a riconoscere le eventuali detrazioni fiscali spettanti, previste ai sensi dell’articolo 13 del T.U.I.R, ovvero le detrazioni spettanti sulla base del proprio reddito ovvero quelle previste ai sensi dell’articolo 12 del T.U.I.R: le detrazioni spettanti per carichi famigliari. Si tratta, in entrambi i casi, di detrazioni che andranno richieste dall'avente diritto e che non troveranno un’applicazione automatica sulla base del pregresso.

Come detto quindi, è sempre l’Inps ad occuparsi di calcolare il conguaglio delle somme eventualmente dovute o ancora spettanti, calcolando le differenze fra le ritenute operate e l’imposta dovuta sul reddito.

Infine, quale sostituto d’imposta, la certificazione Unica prevista per i redditi Naspi, erogati nell'anno precedente e necessaria per la compilazione della propria dichiarazione dei redditi, verrà rilasciata dallo stesso Ente previdenziale secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 6-ter, del DPR. 322/1998.

Naspi e regime separato

Una volta capito quali sono i presupposti normativi della tassazione, è utile conoscere quanto vale davvero la tassazione Naspi.

Il calcolo è in realtà molto semplice e segue i criteri applicati per i redditi sottoposti a tassazione separata in regime di imposizione sostitutiva. I redditi da Naspi quindi, in sede di compilazione della propria dichiarazione dei redditi, andranno inseriti nell'apposito riquadro Rm “Redditi soggetti a tassazione separata e ad imposta separata".

L’aliquota applicata, proprio per la natura di indennità sostitutiva, seguirà gli scaglioni previsti per la tassazione dei redditi prodotti dalle persone fisiche.

Allo stato quindi, fatte salve eventuali riforme degli scaglioni Irpef, per calcolare la tassazione naspi occorrerà fare riferimento alla tabella riportata di seguito:

23% per i redditi fino a 15000 euro
27% per i redditi fino a 28000 euro
38% per i redditi fino a 55000 euro
41% per i redditi fino a 75000 euro
43% per i redditi oltre i 75000 euro.

L’unico errore che non bisogna fare, è quello di calcolare l’aliquota sui redditi percepiti a titolo di naspi. Il calcolo dell’aliquota effettiva infatti, andrà fatto sui redditi percepiti durante l’anno. Quindi in realtà, sarà possibile tenere conto ai fini della tassazione naspi, dei soli redditi erogati a titolo di indennità di disoccupazione nella sola ipotesi in cui la percezione della naspi si sia estesa per tutti i 12 mesi dell’anno. In caso contrario, per determinare lo scaglione Irpef da applicare correttamente ai redditi percepiti come naspi, andranno sommati anche gli altri redditi.

Esempio tassazione naspi

Per fare un esempio. Se per il 2019 la naspi è stata percepita per soli 3 mesi, mentre nei 9 mesi precedenti si è stati percettori di reddito da lavoro dipendente, il calcolo da effettuare sarà il seguente:

es. reddito da lavoro dipendente 1600 lordi

naspi 1050 euro

1600 x 9= 14400 euro

1050 x 3= 3150 euro

Reddito complessivo: 17.150 euro

La tassazione applicata sulla naspi sarà del 23% fino a 1500 euro e del 27% per la parte di indennità che farà superare i 15.000 euro.

Ovviamente quello fatto sopra, è solamente un esempio.

Nella prassi c’è chi preferisce dichiarare il regime fiscale più basso al momento di richiedere la naspi e poi eventualmente restituire quanto dovuto in sede di conguaglio. Ovvero, sceglie di dichiarare al momento di richiedere la naspi, un regime di tassazione già del 27%, in modo da non incorrere in eventuali conguagli negativi ma semmai, nella restituzione di quanto eventualmente dovuto.

La scelta è fra percepire un assegno più “pesante” fin da subito e sperare in un conguaglio leggero a fine anno, oppure di avere un assegno con una tassazione più elevata ma con un conguaglio favorevole a fine anno. Ovviamente non c’è una risposta esatta ma solo una scelta basata sulle proprie necessità.

Occhio alla dichiarazione

La tassazione naspi quindi è un tema con diverse implicazioni di cui tenere conto, soprattutto al momento di richiederla. Le voci che possono far crescere l’assegno sono tante come abbiamo visto: eventuali detrazioni per reddito o carichi famigliari. Aliquote più basse o più alte, da applicare fin da subito oppure no. L’importante è che qualunque dato inserito sia corrispondente alla realtà, in modo tale da non incorrere in gravosi appesantimenti in sede di conguaglio di fine anno, un evento che, quando si parla di tassazione Naspi, in molti sono portati a sottovalutare.

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